Racconto, parte 3

Dopo qualche annusata per assicurarmi che tutto fosse ok (all'Agenzia il veleno nel whisky era la cosa più banale che ti potesse accadere) mandai tutto giù. Di un fiato. Per un attimo sentii la necessità di respirare e mi parse che l'aria addirittura fosse riuscita ad insinuarsi nel mio corpo spugnoso e secco. “Ottimo sturabudella!” pensai. Intinsi l'indice in ciò che rimase nel bicchiere e poi me lo poggiai sul labbro. Restai in quella posizione per un bel pezzo, mordicchiandomi nervosamente il polpastrello unto di bourbon e globuli rossi. Riuscivo a distinguere i cereali con cui si produce quella bevanda. Eddie non stava molto bene, aveva un sapore un po' acidulo. A giudicare dal suo atteggiamento, anni di servizio all'Agenzia dovevano avergli rovinato gli umori.

Chiusi gli occhi e cercai di guardare lontano, ma le pagine del tempo che deve ancora venire, allora, mi erano precluse. Il mio mentore, anni addietro, ebbe a dirmi che, di tanto in tanto, avrei dovuto provare ad esercitare questo potere, anche se avere accesso alle immagini di ciò che fu è già un modo per conoscere quanto accadrà. Che sia maledetto! A me interessava sapere subito cosa mi sarebbe successo; dovevo capire le ragioni per le quali l'Agenzia mi aveva richiamato in servizio nel ben mezzo della mia vacanza. Ma niente. L'unica cosa certa che sapevo del mio futuro era che da lì a qualche momento avrei acceso un cubano.

Ancora con quel viziaccio? Mi impuzzolentirai tutto lo studio... - una voce spocchiosa giunse dall'ingresso della stanza; dopo un attimo continuò intercalando pesantemente il mio nome “Miguèl...
Ossignoreiddiocristo!
...con quell'abominio che tieni in bocca...”
Non andare oltre!” - gli intimai.
...a giudicare dal colore e dal puzzo direi che ti è uscito dal cu...
In meno di mezzo secondo ci ritrovammo con le facce una davanti all'altra e le pistole puntate alle tempie.
Sei migliorato!
Oppure tu sei peggiorato, Alan” intercalai pesantemente sul suo nome.
Comunque sia, non sei ancora abbastanza veloce per me...
Sei il solito sbruffone – dissi – non lo senti il freddo dell'acciaio?
“Anche la mia Desert Eagle è fredda, non credi?” fece pressione con la canna fino a lasciarmi il segno.
Ma io parlo del coltello che ti sto puntando qui fra i paesi bassi” spinsi la lama, arrivata prima della mia pistola sulla sua testa, prima della sua sparacaccole alla mia tempia. La temperatura del metallo entrato attraverso i pantaloni e poggiato nell'interno coscia provocò un brivido tanto forte da fargli rizzare i peli della nuca; all'altezza del cavallo, invece, non c'era più nulla che si dovesse drizzare. Solo una specie di lumaca raggrinzita che gli sostituì improvvisamente all'uccello.
A giudicare da quel che sento con il coltello, posso dirti che stai invecchiando Barret... dentro, ma stai invecchiando! Ahahahahahah!” chiusi la risata con un bel ghigno, canino in mostra.

Cristo santo, Miguèl! Sei rimasto il solito pervertito!



2 commenti:

Brukoniglio ha detto...

Il vecchio Barret non si sarebbe fatto fottere così facilmente da un vampirello da quattro soldi :P
Si vede che sta invecchiando... Quasi quasi lo faccio fuori! O_O
Macchè...

Anonimo ha detto...

Hmm... concordo: il buon vecchio Barret non sarebbe stato una così facile preda... ricordo quando un tale Miky Nice tentò di freddarlo con una pallottola veramente, veramente ben piazzata (001/100!) e magicamente lo mancò... e diciamolo: Miky Nice, pace all'anima sua, era uno psicolabile! Io lo so bene perchè ci siamo uccisi a vicenda!

Cmq, vaneggiamenti a parte, sappi che io e le mie molteplici personalità attendiamo con ansia la parte 4°.
:D

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