Laureati e laureandi

Roberto si è laureato il mese scorso. Veramente complimenti. Solo che, dopo una serie di indagini, ho scoperto che se avesse ritardato di un sol giorno avrebbe ottenuto il suo bel posto nei guinness. Ormai poteva aspettare... Buby, voglio un amico nei guinnes, pensaci tu!

Rcconto, parte 7 "Tony, non toccare!"

Insomma, all'appello mancava l'officiante che nella fuga ci aveva fatto il piacere di lasciarci il tomo dei rituali e la botola usata per scappare aperta. Lo inseguimmo per impervi cunicoli, brulicanti di forme di vita certamente non di questo mondo.
Uno di noi si soffermò qualche minuto nella sala, in mezzo ai cadaveri, convinto che il libro dovesse avere un'altra parte, una sorta di compendio. Era un uomo di piccola statura, asciutto, brutto, di origini italiane, ladro, figlio di ladro, nipote di ladro etc. etc. un infido, ma il miglior scassinatore in circolazione, dotato di una mente superiore quando si trattava di cercare dei nascondigli. Aprì il volume, sicuro che celasse qualche indizio. Dopo qualche sbirciata, i suoi occhi si illuminarono di insania e divenne determinato nella sua caccia. Iniziò ad esaminare le pareti, poi l'altare, poi i cadaveri uno per uno ed infine si inoltrò nei passaggi dove il resto del gruppo si era avventurato. Con il tomo fra le braccia, si soffermò a controllare ogni angolo, farfugliando cose incomprensibili si accovacciava in prossimità di cumuli di carne e sangue, i resti dei pasti di quelle mostruose creature che abitavano le caverne.
“Deve essere qui da qualche parte!”
“Lascia stare, stai attento piuttosto!”
“L'hanno nascosta qui intorno, lo so... l'hanno nascosta bene, ma io la troverò, è mia, mi appartiene tutta... la troverò e la terrò per me”
“Ma che diavolo stai blaterando? Andiamo via, prima che qualche mostruosità ti scambi per lo spuntino di mezzanotte!”
“Nooooooo! Non potete capire, è mia, devo riprenderla”
“Lascia stare, Tony, stai con noi, seguici e non toccare niente”
Non lo fece.
Eravamo abituati a scene simili. Spesso durante le indagini qualcuno si lasciava andare e faceva tutto di testa sua. Sapevamo che era tutta gente addestrata ad ogni evenienza, ma quella volta, la frase “Non potete capire...” e tutto il resto, avrebbe dovuto convincerci che stava per accadere qualcosa di sbagliato. E mentre la nostra caccia terminava con la morte del sacerdote e dei suoi cuccioli da compagnia, la sua ricerca finiva con l'ultimo barlume di sanità. Ritrovammo Tony Molfetta mentre si nutriva di frattaglie umane. Non appena gli sottraemmo il volume, il suo impeto si spense divenendo esuberante come un salice. A causa de suo stato catatonico, fummo costretti ad internarlo. Qualche mese dopo morì. Per fame dissero. Ma non ho mai capito come la fame possa procurarti una ferita da machete alla base del cranio.

Racconto, parte 6 "Ospiti indesiderati"

Nella lotta, fin dall'inizio, non pochi furono i caduti. O coloro che, per la gravità di quanto appresero, impazzirono.
Una notte entrammo nel covo di alcuni fanatici, i Cancelli dei Mondi erano ancora saldi al loro posto e molti di noi aveva ancora sembianze umane. Con dell'esplosivo ci aprimmo la strada nei sotterranei di quest'antica villa padronale dove si consumavano orribili rituali. In pochi minuti una moltitudine di cadaveri divenne il risultato dei nostri metodi. Non andavamo mica per il sottile: quei maledetti andavano fatti fuori e non esisteva la cultura della “riabilitazione”. Come “ospiti” non portavamo certo fiori e cioccolatini. Una cura di shotgun e dinamite era l'unica ricetta possibile per quei fottuti invasati. Quando nella stanza delle cerimonie non si mosse più nulla cominciammo a far la conta di quanti ne avevamo ammazzati. Erano una quarantina; alcuni di loro avevano i tatuaggi che, scoprimmo in seguito, indicavano i prescelti per i sacrifici. Era come avere la data di scadenza incisa sulla pelle. Mi immaginavo le discussioni che gli adepti dovevano tenere prima di officiare i loro riti.
“Oh salve, Andrew, a casa tutto bene?”
“Meravigliosamente, Fred! Anzi, grandi notizie!”
“Davvero?”
“Si, io e Maggie aspettiamo un altro figlio”
“Congratulazioni!... Ah senti, mi passi il drappo rosso?”
“Si certo, a proposito, che si fa oggi?”
“Nulla di che, ammazziamo Frank!”
“Oh, beh!”
Fottuti maniaci!

Racconto, parte 5 "La Morte è meglio di molto altro"

In realtà, nessuno all'Agenzia conservava caratteristiche tipicamente umane. Condizione estremamente necessaria per avventurarsi nelle indagini di nostra competenza.
“Ancora del bourbon, signore?”
“No, Eddie, grazie, va bene così...”
“Ero sicuro che vi andasse”
“Ti vieto categoricamente di leggermi nel pensiero!”
“Perdonatemi, signore”.
Scomparve, così com'era venuto. Questo suo modo di fare mi faceva incazzare parecchio.
Ma d'altra parte, ricordo che Eddie venne scelto proprio per queste sue particolarità.
All'inizio l'Organizzazione era nata come una semplice agenzia investigativa specializzata nel campo dell'occulto. Dopo i primi semplici casi (fantasie di vecchie nonnine e leggende di piccoli villaggi, che si rivelarono per lo più dei poltergeist di debole entità) ci accorgemmo che molte situazioni strane avevano origini antiche, le cui storie si perdevano nel tempo, in epoche in cui l'uomo non era neanche nei progetti di Dio... anzi: in epoche in cui Dio era impegnato in altri mondi, in altre dimensioni. Ci dedicammo allo studio degli eventi, convitti che un comune denominatore li gestisse per un fine più grande. Scoprimmo l'esistenza di sette impegnate in trame che non avremmo mai potuto immaginare. Queste lavoravano con lo scopo di riportare nel nostro mondo, ed in particolare sul nostro pianeta, entità primigenie, sopite da milioni di anni in un sonno eterno. Potemmo appurare, inoltre, che alcune di queste entità non solo erano in grado di comunicare con la nostra realtà (nonostante fossero relegate in un profondo “letargo”), ma addirittura erano esse stesse a governare le azioni di taluni uomini. Questi ultimi, illusi da fittizie promesse di ottenere potere e tutte quelle altre cosucce accessorie che il Male promette sempre, muovevano i propri intrighi in loro favore. Combattemmo numerose volte contro disparati gruppi di cultisti, votati a questa o quella divinità, disposti alla morte ed a prove ben peggiori pur di soddisfare le volontà del proprio Signore. Chiunque si dovesse chiedere cosa ci sia peggio della morte, deve sapere che la Morte stessa può essere, in certi casi neanche tanto rari, un desiderio, una speranza o semplicemente l'inizio di qualcosa di molto più oscuro e temibile del Male stesso. Poi accadde l'imprevedibile, o per meglio dire, accadde quanto fu ampiamente predetto da quelli che venivano reputati solo dei poveri folli. Ci capitò di distruggere i rovinosi intenti di gruppi di fanatici giunti a pochi passi dal “Tenebroso Avvenire”. Quei pochi che divenivano prigionieri, ripescati spesso mutilati fra i cadaveri di quanti avevano perso la vita negli scontri, avevano anch'essi perso qualcosa. La ragione! E farfugliavano del Giorno del Risveglio, del ritorno dell'Era delle Belve. Ebbene fallimmo. Un drappello di uomini corrotti dalle lusinghe di queste menti aliene, voltò le spalle all'Agenzia, cominciando a coprire tracce che, invece, avremmo dovuto trovare per il bene di tutti. I Cancelli dei Mondi furono aperti. Quanto di più orrifico le nostre menti avessero mai prodotto durante gli incubi si riversò nelle nostre vite. Le creature più temute, oggetti delle nostre angosce, diventarono più reali delle nostre stesse carni. E quanto ci aveva ossessionato durante il sonno, al confronto con i nuovi giorni, appariva d'un tratto, un piacevole spettacolo da circo. Come dicevo prima, alla fine del cammino, nella migliore delle ipotesi, ci attendeva la Morte.

città deserta

in questo periodo la città è così vuota che questa notte mi sono permesso di andare in giro per mezzora dando gas alla mia moto scoppiettante senza neanche l'ombra di una paletta delle forze dell'ordine. Ero nudo.

Racconto, parte 4 "Lo Monaco e Marlow"

Ci disimpegnammo con eleganza l'uno dall'altro. Tenendosi i pantaloni stretti in vita, Barret, saggiamente, guadagnò l'uscita lasciandomi finalmente solo.
L'Organizzazione non era un luogo dove coltivare le amicizie ed il sospetto era il principale sentimento che ognuno era obbligato a mostrare nei confronti degli degli altri. Perfino all'interno dell'Élite non esistevano “amici” nel senso puro del termine. C'era qualche caso, si, d'accordo, ma erano rari come acqua nel deserto. Ricordo ad esempio la storia di due veramente inseparabili: Adrian Lo Monaco e Jack Marlow. Il primo era un logorroico investigatore privato con la mania della tortura; l'altro un molto poco loquace serial killer, assassino per professione. Inutile dire che in più di un'occasione si scambiarono i ruoli. O per meglio dire, raccontano ci fosse un complicato sistema di mutuo soccorso che li rendesse vicendevolmente indispensabili. Non capii mai la ragione per la quale fossero così legati, ma sembrava ci fosse una sorta di intesa che andasse ben al di là dell'amicizia. Niente cose da femminucce, no. Ma certo è che dove c'era uno c'era anche l'altro. Ed era abbastanza comune pensare che i due sapessero esattamente cosa facesse l'altro, anche con migliaia di km a separarli. Ricordo le riunioni operative per le missioni. Lo Monaco e Marlow di qua, Marlow e Lo Monaco di là! Sempre assieme, in perfetta cooperazione, silenziosamente letali e fatali. Come un veleno di cui non esiste l'antidoto. Personalmente non ho mai sentito Marlow emettere un suono, neanche mentre camminava, e non credo fosse la voce di Lo Monaco a coprirlo. In ogni modo, assolutamente niente male per un semplice umano.


Se fossi...

...dio riorganizzerei il sistema di accesso al Paradiso secondo il quoziente intellettivo. sei cretino? CIAO! buon inferno! e poi aggiungerei crediti in base a azioni meritevoli: non sei un'aquila ma hai contribuito ad eliminare dal mondo un numero x di imbecilli? ENTRA PURE FRATELLO!

Racconto, parte 3

Dopo qualche annusata per assicurarmi che tutto fosse ok (all'Agenzia il veleno nel whisky era la cosa più banale che ti potesse accadere) mandai tutto giù. Di un fiato. Per un attimo sentii la necessità di respirare e mi parse che l'aria addirittura fosse riuscita ad insinuarsi nel mio corpo spugnoso e secco. “Ottimo sturabudella!” pensai. Intinsi l'indice in ciò che rimase nel bicchiere e poi me lo poggiai sul labbro. Restai in quella posizione per un bel pezzo, mordicchiandomi nervosamente il polpastrello unto di bourbon e globuli rossi. Riuscivo a distinguere i cereali con cui si produce quella bevanda. Eddie non stava molto bene, aveva un sapore un po' acidulo. A giudicare dal suo atteggiamento, anni di servizio all'Agenzia dovevano avergli rovinato gli umori.

Chiusi gli occhi e cercai di guardare lontano, ma le pagine del tempo che deve ancora venire, allora, mi erano precluse. Il mio mentore, anni addietro, ebbe a dirmi che, di tanto in tanto, avrei dovuto provare ad esercitare questo potere, anche se avere accesso alle immagini di ciò che fu è già un modo per conoscere quanto accadrà. Che sia maledetto! A me interessava sapere subito cosa mi sarebbe successo; dovevo capire le ragioni per le quali l'Agenzia mi aveva richiamato in servizio nel ben mezzo della mia vacanza. Ma niente. L'unica cosa certa che sapevo del mio futuro era che da lì a qualche momento avrei acceso un cubano.

Ancora con quel viziaccio? Mi impuzzolentirai tutto lo studio... - una voce spocchiosa giunse dall'ingresso della stanza; dopo un attimo continuò intercalando pesantemente il mio nome “Miguèl...
Ossignoreiddiocristo!
...con quell'abominio che tieni in bocca...”
Non andare oltre!” - gli intimai.
...a giudicare dal colore e dal puzzo direi che ti è uscito dal cu...
In meno di mezzo secondo ci ritrovammo con le facce una davanti all'altra e le pistole puntate alle tempie.
Sei migliorato!
Oppure tu sei peggiorato, Alan” intercalai pesantemente sul suo nome.
Comunque sia, non sei ancora abbastanza veloce per me...
Sei il solito sbruffone – dissi – non lo senti il freddo dell'acciaio?
“Anche la mia Desert Eagle è fredda, non credi?” fece pressione con la canna fino a lasciarmi il segno.
Ma io parlo del coltello che ti sto puntando qui fra i paesi bassi” spinsi la lama, arrivata prima della mia pistola sulla sua testa, prima della sua sparacaccole alla mia tempia. La temperatura del metallo entrato attraverso i pantaloni e poggiato nell'interno coscia provocò un brivido tanto forte da fargli rizzare i peli della nuca; all'altezza del cavallo, invece, non c'era più nulla che si dovesse drizzare. Solo una specie di lumaca raggrinzita che gli sostituì improvvisamente all'uccello.
A giudicare da quel che sento con il coltello, posso dirti che stai invecchiando Barret... dentro, ma stai invecchiando! Ahahahahahah!” chiusi la risata con un bel ghigno, canino in mostra.

Cristo santo, Miguèl! Sei rimasto il solito pervertito!



Racconto, parte 2

Avevo bisogno di un drink. Me ne andai nello studio e mi versai un goccio di whisky. Azionai il pulsante per chiamare il domestico un secondo prima di sedermi su una poltrona. Una voce alle mie spalle:
Avete chiamato, signore?
Eddie! Dannazione! - mi adirai - Devi smetterla di sbucare dal nulla! Mi farai prendere un colpo!
Devo ricordarvi che il vostro cuore non batte più da oltre un secolo, signore?
Non è questo il punto, Eddie. E'... è... fastidioso” biascicai.
Si recò al mobile bar, prese un vassoio e tornò da me, aggirando con maestria il grosso mappamondo che Wilson, alla fondazione dell'Agenzia, volle piazzare lì in mezzo per no so quale astrusa ragione estetica.
Non immaginate quanto sia fastidioso per me assecondarvi nei vostri bisogni, signore...
Eddie, non ti permetto...
Si posizionò davanti a me, inarcandosi leggermente in avanti e poggiando il vassoio sul tavolino di fianco la poltrona. Si tolse la giacca e la appese delicatamente sul braccio sinistro, poi sbottonò il polsino destro e tirò su la manica, arrotolandola su se stessa. Riprese il vassoio con la sinistra, stando attento che la giacca non cadesse, e lo porse verso di me, fino a tirar via con la mano libera, il fazzoletto di seta rossa che nascondeva uno stiletto adagiato su di un rettangolo di lino. Presi l'arma. Era così affilata che avrei potuto tagliare un uomo in due, con un sol colpo.
Edward si raddrizzò e, volgendo lo sguardo altrove, come a fissare un punto lontano, mi porse il polso scoperto.
Inoltre vi sarei riconoscente se decidesse di chiamarmi Edward, signore!
Fui rapidissimo. Con un gesto più fulmineo di un cobra che azzanna la preda, recisi le vene del polso. Per pochi secondi, una fontanella di sangue sgorgò dalla carne per riversarsi nel mio calice, prima che la ferita si rimarginasse magicamente.
Adesso il mio drink aveva davvero sapore.

paraperDio!

ieri a ragusa c'era così tanto vento che sarebbe stato possibile fare parapendio, senza rincorsa, senza paracadute e soprattutto senza il pendio!

Racconto, prima parte

Dicevano che fosse bellissima. Quando la incontrai per la prima volta, non ebbi il coraggio di guardarla negli occhi, quasi avessi paura che potesse capire tutto. Eppure... che sciocco! Non era necessario che i nostri sguardi si incrociassero per palesarle il mio stato. Fu la stretta di mano a rivelarle la mia natura. Il suono della pelle che friggeva al suo tocco fu più eloquente di quanto sarebbero stati i canini e le pupille di ghiaccio.
Più volte avevo raccomandato alle alte sfere di scegliere le agenti in base alle capacità da “strada”, piuttosto che solo per il bel visino.
Ci serve un'anima sporca, per Dio! - dicevo sempre - Ci serve una maledetta troia!”. Ci mandarono una fottuta santa.
Portai le sue impronte impresse sul dorso della mano per una settimana, non senza un pizzico di vergogna. Avevo sentito la sua fede mentre mi trovavo ancora nella mia torre e, ciononostante, ero così ansioso di conoscerla che non mi riuscii di prender coscienza della sua pericolosità. Ebbene... mentre la mia mano sfrigolava nella sua, il dolore spinse una lacrima cremisi lungo il mio volto. Scorsi velocemente una lista di pii da calendario cattolico e li inondai delle peggiori espressioni. Feci per sacramentare... non seppi dire nient'altro che: “E' veramente un immenso piacere conoscervi!”. “Mr. Sanchez, suppongo. Vi prego di non imprecare, non vi si addice” disse.
Dicevano che fosse bellissima: lo era sul serio. E non solo.


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